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L’altra sera, passeggiando per caso per le vie di Padova, mi sono ritrovata vicino ai Giardini dell’Arena e sono stata colpita da una voce impostata e profonda che si diffondeva nell’aere. Come non riconoscere il tono del doppiatore di Richard Gere? Ebbene sì: il cinema estivo ci ha regalato una delle ultime interpretazioni dell’attore americano, occasione che ho ben pensato di cogliere e che ora mi permette di allietarvi con un’altra recensione, anche se in ritardo. 😉

La frode“, in inglese “Arbitrage”, è un film sceneggiato e girato da Nicholas Jarecki in soli 31 giorni che tenta di rappresentare – e ci riesce benissimo – un mondo capitalista in cui i valori di una volta, come la famiglia e l’onestá, sono ormai stati accantonati perché scomodi e soprattutto non portatori di vantaggi. La storia, infatti, non è nulla di spettacolare: il classico thriller finanziario che si intreccia – seppur in modo impeccabile – con il noir sentimentale, generando il ritratto di un uomo, Robert Miller, che vede improvvisamente il castello di certezze che si era costruito sgretolarsi sotto i suoi piedi. Un incidente lo strappa via dalla sua realtà perfetta, fatta di una famiglia alla Mulino Bianco e un’amante un pò meno candida, per catapultarlo verso il rischio di perdere sia la reputazione professionale che quella familiare.

Tra inganni, manipolazioni, bugie e corruzioni, il protagonista riesce a cavarsela anche grazie ad un carisma eccezionale. Magistrali, infatti, sono la maggior parte dei dialoghi, da quello tra padre e figlia, a quello con la moglie, una perfetta Susan Sarandon, e dulcis in fundo il confronto diretto con l’imprenditore che dovrebbe acquistare la sua impresa. Alla storia principale si intreccia, poi, quella del detective Bryer, fomentato nelle sue investigazioni non solo da un senso di giustizia, ma forse anche da un più egoistico sentimento di rivalsa contro i potenti. Nel complesso, una dimostrazione dell’arte del dissimulare con le parole, del potere di manipolare le menti in modo subdolo e quasi invisibile, di fare leva sui sentimenti più profondi e sui timori più reconditi dell’essere umano pur di ottenere quello che si vuole. Eppure, nel corso del film, superata la prima barriera del fastidio sociale e vagamente etico che proviamo nel vedere le azioni del protagonista e del suo mondo, quel comportamento cosí spregiudicato e determinato ci porta gradualmente ad affezionarci e forse – ma non leggetelo troppo ad alta voce – ad identificarci con lui, addirittura, e sperare che ce la faccia. Ma gli spettatori possono sempre illudersi che la simpatia che provano non sia per Miller, ma per Gere, icona di un tipo di cinema in cui ha quasi sempre interpretato la parte del principe azzurro. Merito, forse, anche del regista Jarecki che, alla sua prima prova dietro la cinepresa, decide di non giudicare il suo personaggio, ma di seguirlo e assecondarlo durante tutte le sue scelte, per quanto sprezzanti possano essere.

Un ottimo thriller senza fronzoli, secco, che non permette nè allo spettatore nè al protagonista di rilassarsi un attimo e tirare un sospiro di sollievo, prima che un’altra peripezia o un altro colpo da parare si presentino nella vita di Miller. Perchè effettivamente nella realtà è così che funziona, e se vi piacciono quel genere di film provocatori, semplici, immediati ma che lasciano riflettere sulla vera natura dell’animo umano, con un bel contorno di duelli parolistici a volte lusinghieri e a volte sfacciati, bè, credo proprio che “La frode” dovrebbe essere il vostro prossimo film da vedere!

Buona visione 🙂

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Informazioni su Alba Chiara

I'm Alba Chiara Di Bari, a 22-year-old Italian studying a Master in Strategic Public Relations in Sweden. Love: Italian espresso, my celtic harp, my pentacle, metal/rock/folk music, my mobile.

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