Sono appena tornata a casa dal Galileo Innovactors’ Festival che si sta tenendo nello storico Caffè Pedrocchi nel centro di Padova in questi giorni. Vi posto così a mente fresca le mie impressioni, sottolineando che per una serie di motivi che esulavano dalla mia volontà ho potuto partecipare solo ad un incontro finora, cioè “Mass Networks: la socializzazione ai tempi della rete“. Come speravo, si è rilevato un incontro interessante, anche se l’esuberanza di Andrea Pezzi, fondatore di OVO Italia, prontamente ripreso più volte da Massimo Sideri, giornalista del Corriere e scrittore, ha quasi tolto un pò la scena anche al terzo ospite, Paolo Barberis, pioniere di internet e fondatore di Dada.Si é trattato, comunque sia, non solo un incontro-scontro di personalità, ma anche di punti di vista differenti sullo stesso tema: Internet. Nonostante, come sottolineato all’inizio da Sideri, i tre non avessero steso un canovaccio, alla fine si sono dimostrati coerenti con quanto annunciato: “Quando si parla di Social Network si può praticamente parlare di tutto.” Ed infatti un pò di tutto si é parlato, aprendo tante parentesi senza però chiuderne nessuna: cosa comunissima e inevitabile quando si vuole parlare di un argomento così vasto. Gli spunti, però, sono stati tanti.

A cominciare, ad esempio, dal paragone di Sideri tra Social Networks e antibiotici: i social networks sono buoni e funzionano se presi a piccole dosi nel momento giusto, altrimenti si rischia l’assuefazione e si finisce per inibirne i benefici. Paragone al quale Barberis ha contrapposto l’idea dei Social Media come droga, sicuramente la più diffusa al giorno oggi. L’imprenditore, infatti, ha ammesso di dover attraversare periodi di disintossicazione, a causa del loro utilizzo quotidiano: quando si usano i Social per lavoro, e se ne vedono tutti i retroscena, non si può più utilizzarli da utente. A differenza di giornalisti e comunicatori, infatti, che possono essere presenti in rete sia con l’identità personale che con quella professionale – che si intersecano ed influenzano in realtà in un modo tutt’altro che lineare e semplice, come sottolineato in altre sedi -, gli imprenditori che vogliono utilizzare Internet come “un imbuto nel quale si mette un euro e ne cadono due” devono piuttosto cercare di individuare i trend del prossimo futuro. Bisogna diventare quasi veggenti, ed essere capaci di “predire Twitter in un mondo in cui la maggior parte sognava le macchine volanti”.

Ma cosa è cambiato veramente nel modo di relazionarci? Ce lo dice Andrea Pezzi, che sottolinea come ormai gia negli anni ’90 non ci fosse più nella televisione quella spinta innovatrice che la muoveva i primi anni. Cambiano, dunque, i media e cambia il modo di essere social: una volta si pianificava il media di massa, oggi si pianifica l’audience, il target, a cui la mia comunicazione è destinata. É forse proprio per questo spostamento dell’attenzione da parte del mittente del messaggio che oggi Social Media come Facebook, Twitter o anche Instagram possono essere venduti e comprati ad un valore di mercato così alto. Cosa posseggono, infatti, i Social, che le aziende vorrebbero? Informazioni sugli utenti. Tre paroline chiave che aprono un mondo di potere ormai sottratto alle nazioni vere e proprie. Perché, infatti, come si chiede giustamente Barberis, i giornalisti sono sempre stati concentrati sulla Silicon Valley quando in Italia molte imprese hanno fatto praticamente gli stessi passi ma nessuno ci ha speso due righe sopra? Facciamo tutti parte di una sorta di colonialismo, che lo si voglia o no, fatto avvalorato, appunto, dall’utilizzo indiscriminato in tutto il mondo occidentale degli stessi Social made in USA. Complottismo o globalizzazione?

L’ultimo tema toccato stasera è stata l’educazione all’utilizzo di internet. La crescita così veloce di questo strumento ci ha colto impreparati e ci ha portato a sottovalutare l’importanza dell’educazione ad esso. Nonostante, come specificato da Barberis, la rete sia ancora a delle fasi di formazione, la maggior parte di noi non sa gestire la propria identità online, non ha concezione dell’idea di privacy, o si limita ad essere entusiasta per questo nuovo strumento senza preoccuparsi di analizzarne gli aspetti negativi così come le potenzialità. È dunque un approccio critico quello che serve. Allo stesso modo, come concluso da Pezzi, gli imprenditori non dovrebbero aver paura di questo strumento o essere ossessionati dall’idea di doversi solo difendere su internet.
La rete avvantaggia coloro che riescono ad osare, a mettersi in gioco. Non è il caso di perdere questo treno! 😉

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Informazioni su Alba Chiara

I'm Alba Chiara Di Bari, a 22-year-old Italian studying a Master in Strategic Public Relations in Sweden. Love: Italian espresso, my celtic harp, my pentacle, metal/rock/folk music, my mobile.

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