BLlb9WtCIAAb27-E’ finita! La settimana, o meglio, il weekend di tour de force – ma anche di piacere, altrimenti non avrei studiato questa materia – è finalmente finito! Con un sorriso sulle labbra, un pò di conoscenza e contatti in più, ho lasciato Trieste sabato pomeriggio, all’anticamera di quello che sembrava proprio un diluvio coi fiocchi.

Dunque, da dove cominciare questo riassunto che arriva un pò in ritardo – causa connessione mancante? Dal principio, direte voi. Ebbene, dopo essere tornata da Milano il giovedì sera, alle 21.30, sotto la pioggia e con un’ora e passa di ritardo, ho fatto appena in tempo a dormire circa 3 ore, che alle 4.30 ero di nuovo in stazione a Padova: treno Intercity con direzione Trieste. L’impazienza non mi ha impedito direcuperare un pò di sonno durante il viaggio, ma alle 8, dopo un bel caffè e un dolcetto, sono stata tra i primi ad arrivare al Molo IV, nonostante il tempo non fosse dei migliori e avessi dunque decisamente sbagliato il bagaglio di stagione xD Ritiro il mio badge personalizzato – *w* -, controllo che ci sia il wi-fi – doppio *w* – e mi accingo ad ammorbare i miei follow con il live twitting di un0 degli eventi più attesi dagli addetti ai lavori: lo State of the Net 2013.

Primo incontro del giorno con Vincenzo Cosenza, che ci ha aggiornato sullo stato effettivo della rete in Italia. Potete trovare le sue slide qui. Unica pecca è stata sicuramente quello di non considerare gli accessi da mobile per quanto riguarda i Social Network, dando quindi una rappresentazione un pò sfalsata dell’utilizzo di queste piattaforme. Twitter, infatti, appare perdere punti rispetto a Google+. A mio parere, e a detta anche di alti come Giorgio Bardaglio, mancando della panoramica mobile, il dato era un pò inutile e fuorviante. Interessante, però, la mappatura dell’umore degli italiani, che ha permesso di vedere come il mood depresso sia quello dominante, interrotto da gennaio 2013 solo da due picchi di felicità, in occasione di Capodanno e San Valentino.

Altro incontro che vorrei segnalare è stato quello con Dave Snowden, massimo esperto di complessità della rete, che, tra vignette, citazioni e battute argute, ha presentato in modo immediato il suo pensiero, informandoci, tra l’altro, che il verbo “to manage” deriva dall’italiano “maneggiare” un cavallo. Forse l’italiano non è solo “la lingua della musica”, come diceva Gigi Tagliapietra.

Un’accoglienza calorosa da parte di alcune “groupies” è stata, invece, riservata al Panel guidato da Daniele Chieffi, sulle relazioni che i Brand devono imparare a gestire. La nuova sfida che le aziende non possono proprio evitare è quella di mettersi in gioco attraverso le conversazioni, sia con i clienti che con gli stakeholders. La comunicazione non è più one-way, ora esistono degli utenti che dialogano tra di loro, e l’azienda deve entrare a far parte di questo mondo in modo attivo. Come dire, chi non risica non rosica!

E’ stato il primo pomeriggio, poi, l’intervento di Gigi Tagliapietra, che ha presentato la complessità in un modo tutto suo: attraverso Johann Sebastian Bach. Facendo ascoltare a tutti i presenti più versioni eseguite da diversi musicisti dello stesso pezzo ha dimostrato come internet non sia così semplice come sembra. Abbiamo tanti utenti, tanti computer, tanti devices, tante reti, tante applicazioni e tanti diversi modi di utilizzarle: come possiamo anche solo pensare di accomunare tutto questo in un’unica rete, di pensarla come unica? A fine presentazione, poi, il buon vecchio Gigi ha sorpreso tutti invitando Tullio Zorzet, primo violoncello dell’orchestra del teatro Giuseppe Verdi di Trieste, che ha eseguito dal vivo la sinfonia di Bach sul suo strumento. 20 minuti in cui Tagliapietra ci ha praticamente vietato di utilizzare smathphone, tablet e pc: un successo!

La prima giornata si è dunque conclusa con una sorpresa dell’ultimo minuto: il collegamento su Skype con Howard Rheingold, autore di Smart Mobs e Net Smart, e niente popò di meno che uno dei riferimenti sui quali ho scritto la mia tesi! Emozionatissima, ho persino mandato un tweet all’eclettico studioso, che mi ha prontamente risposto!

La mattina dopo ammetto di aver tardato ed essermi quindi persa i primi interessantissimi interventi a causa del bel tempo e del richiamo della città abitata da Svevo e Joyce, che mi ha portato a fare colazione alla pasticceria Pirona, dove  gli artisti si soffermavano ad assaggiare le delizie al cioccolato. Ma sono tornata giusto in tempo per la presentazione di Luca Conti che, con una mise alquanto insolita, ha proposto l’idea di misurare i propri dati su internet, per scoprire qualcosa in più sulle proprie abitudini e decidere se è il caso oppure no di cambiarle. Un pò come quando si cominciano a misurare le calorie che si acquisiscono ad ogni pasto, a mio parere. Perdi il gusto di mangiare, e così – almeno io – perderei il gusto di fare le cose. Anche se sono d’accordo sul fatto che potrei impiegare meglio il tempo che spendo su Facebook, ma come si diceva nel Panel seguente, se non si ha la volontà prima di tutto, si potranno utilizzare tutti gli strumenti che si vogliono, ma senza motivazione, non si va da nessuna parte. Un pò come una persona che vuole smettere di fumare! Per la serie “Facebook e i Social Media, ovvero: le nuove dipendenze”!

Non male anche il discorso di Doc Searls, altro veterano dell’ambiente, intenzionato a ricordare a tutti quanto sia importante recuperare la propria umanità e non farsi sommergere da questa tecnologia dilagante.

Ma gli interventi per me più interessanti, perché trattavano di un argomento che mi sta tanto a cuore, essendo quello su cui ho imbastito la mia tesi di laurea, sono stati quelli con Pietro Speroni di Fenizio e Jon Worth, che hanno parlato della eDemocracy. Assistiamo, infatti, oggi ad un cambiamento di paradigma, di pensiero, cominciato nel 2011 con la nascita di Wikipedia: gli utenti hanno cominciato a pensare che fosse possibile organizzare il lavoro in modo diverso. Niente più gerarchie, quindi, ma una struttura ibrida, tra gerarchie, che non potranno mai scomparire del tutto, e una serie di nodi reticolari. Il fallimento di alcuni partiti politici di oggi viene spiegato da Speroni con l’Hype Cycle di Gartner, che individua un ciclo di vita ben preciso di alcune tecnologie, partendo da un picco di aspettative per arrivare poi ad una fossa di disillusione e ripartire per una lenta ripresa. Ma non è solo colpa di una legge economica, se l’eDemocracy ancora non riesce ad affermarsi, bensì anche del fatto che ancora le piattaforme, i sistemi e quindi gli strumenti non sono pronti per una cosa del genere. Come sottolineato nel Panel che ha seguito i loro interventi, gli esperti concordano nel dire che ancora non abbiamo un vero e proprio modello ideale da seguire per una buona eDemocracy: “Ci sono diverse nazioni che si trovano a diverse fasi – ha detto Speroni – e ognuna di queste deve essere valutata. Ci dobbiamo avvicinare passo dopo passo al modello ideale.” Step by step, dunque, senza fretta di arrivare ai risultati. Non è un processo così immediato quello di cambiare il paradigma di organizzazione della società! In conclusione, uno dei primi accorgimenti che le nostre democrazie dovrebbe prendere, è quello di spingere ad un voto informato e cosciente: è l’educazione ciò che fa la differenza.

finale

Per riassumere un pò tutto, dunque, lo State of the Net terza edizione è stata un’esperienza illuminante e senz’altro molto positiva, considerando il gran numero di nozioni che ho appreso e di esperti dell’ambito che ho avuto la possibilità di ascoltare e commentare tramite Twitter. Come avrò sicuramente già detto, ogni volta che partecipo a qualcuna di queste conferenze, mi sento sempre pervasa da uno stimolo in più ad imparare e approfondire alcuni argomenti del nostro settore. We’ll see nei prossimi post 😉 Intanto sono molto soddisfatta della rete di conversazioni che si è sviluppata intorno ad ogni intervento e che mi ha permesso di conoscere tanta gente interessata a questi argomenti e che non smetterò di seguire – cosa che grazie ad Internet non è più considerato stalking! xD

Ultimo appunto, buona l’organizzazione, buono anche il wi-fi, nonostante qualcuno continuava a lamentarsi soprattutto la prima mattina: bè, gestire più di 900 account collegati tutti insieme non deve essere certo facile! Ottima la location, buono anche lo sponsor per il caffè, che in certe occasioni è sempre gradito, anche se, come avevo già sottolineato su Twitter, uno sponsor di tramezzini non sarebbe stato male: di certo avrebbe ridotto l’acidità di stomaco a molti dei partecipanti che si sono improvvisamente ritrovati ad una sorta di “festa della caffeina”! Meno male che il nervosismo non ha avuto la meglio! 😀 Per quanto riguarda il buffet convenzionato, invece, lasciatemelo dire, ma, cari organizzatori, secondo me avete forzato un pò la mano sul prezzo – nonostante il cibo meritasse – ma almeno dateci anche le bevande! Non tutti sono fortunati relatori che viaggiano per il mondo spesati di tutto – o quasi! XD

Sperando di non essermi attirata addosso l’ira di qualcuno con questi ultimi commenti, vi saluto dandovi appuntamento al prossimo post probabilmente tra un paio di giorni, connessione permettendo!

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Informazioni su Alba Chiara

I'm Alba Chiara Di Bari, a 22-year-old Italian studying a Master in Strategic Public Relations in Sweden. Love: Italian espresso, my celtic harp, my pentacle, metal/rock/folk music, my mobile.

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  1. Giorgio ha detto:

    Nel “vast sea of chaos” tu con questo post hai saputo racchiudere una “tiny ship of order”. Snowden sarebbe orgoglioso di te 🙂 Grazie!

    • Alba ha detto:

      Grazie a te! E a tutti quelli che hanno reso possibile quest’incontro nei meandri della complessità della rete 😉 Sembra un periodo nero per l’innovazione, “eppur si muove!” 😀

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