Mi fa male scrivere questo post. Davvero. Ma devo farlo. A volte scrivere è l’unica cosa che ti può salvare la mente. E mi scuso fin da ora, se le mie opinioni potranno esserne sbagliate, o un pò estremiste, ma sono ancora alquanto alterata e agitata.

Io non sono una che attacca brighe. Non lo sono mai stata. Pensate che le ho sempre prese da mio fratello, 3 anni più piccolo di me, quando eravamo piccoli. Sono una di quelle che preferisce tenersi le cose dentro, ma non per rinfacciarle in un secondo momento, o almeno non consciamente. Sono tre anni che condivido la casa con le stesse coinquiline, rompi scatole fino all’inverosimile, e tre anni almeno che non ho mai alzato le mani. Mai.

Mio padre insiste nel dire che di quelli ignoranti non dovremmo curarci, ignoranti nel senso che non sanno andare al di là del proprio naso, eppure la maggior parte delle volte, nella vita, quando ci troviamo costretti a discutere con qualcuno, non è mai una persona con cui si possa avere un dialogo costruttivo, ma è gente di questo tipo.

Ieri sera mi sono trovata nel bel mezzo di una discussione con ragazzi della mia età. Una ragazza, evidentemente infastidita perchè avevo alzato la voce con il suo ragazzo, lo ammetto, mi ha aggredita a parole:
– Io non so cosa studi ma spero che un pò di intelligenza ce l’avrai.
– Cosa centra quello che studio?
– Non so a dove vieni, ma non sai stare al mondo, mio padre sa stare al mondo più di te.
– No scusa, aspetta un attimo, cosa centra da dove vengo? Perché, da dove pensi che vengo?
– Non lo so, ma di sicuro sei una TERRONA.

Ora, io non mi sono mai offesa per questa parola. La consideravo un modo di dire, e più volte, scherzando, l’ho rivendicata per me con orgoglio, a sottolineare le mie origini e l’affetto che mi lega al posto dove sono nata e cresciuta. Ma nessuno, nessuno, me l’aveva mai detto con un tono così dispregiativo. Vengo da Lecce, sono quasi 3 anni che vivo a Padova, ho viaggiato con i miei in Austria e Svizzera, sono stata due volte in vacanza studio in Inghilterra e l’anno scorso ho fatto un Erasmus in Finlandia per 5 mesi. In tutte queste mie avventure ho avuto la fortuna di incontrare gente diversa, proveniente da mezzo mondo, con usanze, credenze e visioni differenti, uniche e particolari. Alcune le ho trovate insolite, altre le ho amate fin da subito, e altre ancora le ho detestate, ma mai prima di scoprirle e di dar loro la possibilità di farsi conoscere. Credo di poter dire che, almeno un pò, io al mondo ci so stare. Eppure sì, certe cose non cessano di stupirmi. Come, ad esempio, cosa possa spingere delle persone a giudicare le altre in base al posto da dove vengono. E sentirsi superiori a loro solo per questo.

Se penso che siamo nel 2013 e si parla tanto di pari opportunità, integrazione, ‘europeizzazione’, globalizzazione, e tanti altri paroloni del genere… Che senso ha parlarne se poi la realtà è questa? In Italia c’è ancora tanta gente che ti marchia in base al titolo di studio o in base al tuo accento un pò più marcato, dimenticandosi della loro abitudine a finire le frasi con un tono acuto. Parlo dell’Italia perché è una realtà che conosco, ma sono sicura che anche in tutti gli altri paesi è così. Perché? Perché l’uomo deve continuamente dar prova di essere superiore a qualcuno per sentirsi meglio? Perché ci si deve focalizzare così tanto sulle differenze e non invece su quello che ci accomuna? Bisognerebbe poter dire “Ehi, siamo due ragazze ventenni che studiano nella stessa università e magari sperano allo stesso modo di cambiare il mondo” – nonostante dubito fortemente che gente che se ne esce con queste affermazioni possa veramente pensare una cosa del genere -. Ma è quello che ci servirebbe. Quello che ci darebbe la carica e ci permetterebbe di cambiare veramente le cose. L’unione fa la forza, e non è una stronzata. Continuiamo a concentrarci su quello che ci rende diversi e non riusciamo a vederlo come un’opportunità per migliorare, per crescere, per conoscere qualcosa di nuovo. Mi sembra che continuiamo a ripetere un vecchio discorso politico ormai vuoto. E proprio ieri sera, mentre discutevamo, da un angolo della strada ci osservava una vetrina della Lega Nord. Magari beffarda, magari soddisfatta.

Dove voglio arrivare con tutto questo discorso? Da nessuna parte. Era solo uno sfogo che avevo bisogno di fare, forse perché spero di non essere l’unica a crederci davvero, a voler andare oltre queste piccolezze e trovare punti in comune per fare in concreto qualcosa. Fino a che anche la mia generazione continuerà a ragionare come si faceva decenni fa, le possibilità di cambiamento saranno davvero poche.

Hanna Arendt parlava della banalità del male che risiede in ogni uomo comune. Io parlo della banalità di quel male che sta dietro una parola come “terrona”, o anche “polentona”. Quel male che non fa altro che alimentarne ancora. Quel male inutile che non fa altro che dividerci e lasciarci ognuno nella propria disperazione. Pensateci, ne vale davvero la pena?

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Informazioni su Alba Chiara

I'm Alba Chiara Di Bari, a 22-year-old Italian studying a Master in Strategic Public Relations in Sweden. Love: Italian espresso, my celtic harp, my pentacle, metal/rock/folk music, my mobile.

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