Buongiorno e benvenuti al mio terzo e ultimo resoconto ufficiale del Festival Internazionale del Giornalismo! Comincio subito raccontandovi la mia giornata dell’altro ieri.

Come sempre ho cominciato alla grande con un altro panel discussion in inglese. Ma io mi chiedo: perché sempre di prima mattina? XD Moderata ancora una volta da Justin Peters, la discussione era incentrata su come utilizzare al meglio i Social Media. È la famosa domanda da un milione di dollari, visto che, come da lui stesso sottolineato, ce lo chiediamo da diversi anni e sembra di ripetere sempre le stesse cose. Evidentemente però siamo duri di comprendonio, perché, come dico io, se stiamo ancora qui a parlarne, ci sarà un motivo!

Gli altri speaker erano Eric Carvin, Social Media Editor dell’Associated Press, Mark Johnson dal The Economist, Massimo Mantellini, giornalista e blogger, e Sue Llewellyn, consulente di strategie digitali. Secondo quest’ultima, il segreto per un buon uso dei Social sono i sentimenti: bisogna essere umani. Come sottolineato poi da Mantellini, l’uomo è un animale sociale, e i Social sono gli strumenti che ci permettono di esprimere al meglio questa nostra tendenza. Attraverso Twitter, per esempio, siamo in grado di venire a conoscenza di quello che c’è oltre l’articolo di giornale, oltre i caratteri stampati oppure online, noi conosciamo la persona, e a volte possiamo avere delle sorprese, sia piacevoli che no. Ma Eric Carvin mette in guardia: non bisogna buttarsi a capofitto nell’uso dei Social solo perché questa è l’era digitale. Come tutti gli altri media, essi andrebbero utilizzati solo quando sono il migliore strumento per raggiungere i nostri obiettivi. Altrimenti, è sempre meglio una telefonata! 😉

Sono poi andata alla presentazione di Emily Bell, ma ammetto di aver seguito molto poco causa improvviso calo di forze. Questi giorni di full immersion in così tanto sapere mi hanno sfiancata!

Dopo pranzo, in fila per vedere dal vivo Lucia Annunziata, direttrice dell’Huffington Post Italia e conduttrice del programma “In 1/2 h”. Non l’ho mai seguita così tanto, ma vederla così mi ha dato l’impressione di essere una donna autorevole e peraltro, come anche ammesso da lei stessa, conservatrice su alcuni fronti, come la mercificazione del corpo – cosa che a mio parere fa sempre bene. In altri ambiti, invece, Annunziata si è dimostrata molto innovatrice, come nel formare la redazione dell’Huffington, che aveva portato con sé. Tre giovani under40 – cosa che in Italia sembra inammissibile – hanno parlato della loro esperienza nel gestire diversi blog e nel dare il giusto spazio a tutti. La direzione oltre oceano, inoltre, non è mai stata un problema, anzi, a detta della direttrice, “il vantaggio di lavorare per gli americani è che non lavori per un proprietario italiano.” Il che è tutto un dire.

Finalmente riprendo fiato con un buco di un paio d’ore che mi permette di ricaricare il cellulare fregando l’unica presa libera dell’hotel, in attesa di una chiaccherata di mezz’ora sul Movimento 5 Stelle. Così, insieme a Luca Conti, Gianluca Santoro e Simone Spetia, si è discusso di quanto fosse veramente innovativo questo movimento, che utilizza internet, i Social Media, i blog, ma non interagisce mai con il “popolo della rete” che tante volte nomina a suo sostegno. L’innovazione non è certo cambiare la piattaforma di broadcasting, utilizzando i media digitali. L’innovazione sta nel processo stesso di comunicazione, che si realizza nella sua integrità: mittente-messaggio-destinatario, tutti con la stessa importanza. “Interazione” é la parola chiave di questo secolo. Anzi, di questi decenni, perché con la velocità con cui oggi cambia il mondo, non si può essere mai troppo sicuri di niente! Siamo in un periodo di rivoluzioni, è inutile negarlo, un’agitazione che va dall’America alla Spagna ai Paesi Arabi, una serie di movimenti organizzati su internet e con internet. Ma la differenza tra questi e il M5S in Italia é che i primi sono nati dal basso, da persone comuni che si sono unite grazie a un sentimento diffuso di scontento, mentre in Italia c’è stato bisogno di una figura chiave, carismatica, che fosse in grado di convogliare gli italiani, troppo spesso e volentieri divisi su tutti i fronti.

La giornata si è conclusa a sorpresa con un incontro con Daniele Chieffi, pizzicato allo stesso pub dove avevo deciso di rifugiarmi! Quando si dice le coincidenze.. non che creda nel destino, eh, però a volte.. 🙂

L’ultimo incontro del festival è stato, per me, quello a cui ho partecipato ieri mattina: l’ennesimo panel in inglese diretto da Justin Peters. Sono dovuta diventare sua follower su Twitter quasi per forza, dopo tutte queste volte in cui l’ho visto! XD Il tema centrale è stata l’innovazione, e in particolare innovare senza fondi: quando farlo diventa una necessità. Luca Sofri, de ilpost.it, ha parlato direttamente ai giovani: “ci vuole innovazione, non dovete limitarvi a fare quello che è gia stato fatto. Ormai quasi tutti sono capaci di scrivere articoli in modo decente, quello di cui abbiamo bisogno è trovare dei modi per guadagnare attraverso queste nuove tecnologie.” Ed è qui che la creatività di questa generazione deve farsi largo, anche a gomitate, se serve. Io personalmente nutro molto speranze nella Net Generation. Anche perché, a detta dello stesso Sofri, nemmeno ilpost.it ha fatto molto sul lato innovazione. La struttura interna è ancora molto tradizionale, e lo stesso modo di trovare e scrivere notizie che hanno loro lo è. Mark Little ha poi sottolineato che l’innovazione non si trova nella tecnologia in sé, ma nella relazione che si crea tra questa e l’individuo, nelle quasi infinite possibilità di combinare ciò che già esiste in modi diversi, di guardarlo da differenti punti di vista. Mi ha ricordato molto lo stesso discorso che faceva il mio professore di Comunicazione Multimediale, nonché mio relatore, Ugo Guidolin. Paul Lewis si è poi inserito nella conversazione mettendo in evidenza il potere che la folla ha acquisito grazie a questi nuovi strumenti. Twitter, soprattutto, ha permesso alle persone comuni di diventare più ricettive e veloci rispetto ai media tradizionali. E proprio mentre stava raccontando l’episodio di quando lui era ad un matrimonio e ad un certo punto la gente ha cominciato a dire che era morto Michael Jackson, che erano venuti a saperlo da Twitter, e io ero lì che facevo il live twitting, mi è arrivato il primo tweet che parlava della sparatoria a Palazzo Chigi. Era vero. Stava accadendo proprio in quel momento. E accade tutti i giorni sotto i nostri occhi.

Sono dunque uscita con più speranza, da quella sala, con più fiducia nel futuro e nella nostra generazione. Sono convinta che ormai siamo noi che dobbiamo rimboccarci le maniche e darci da fare, raccogliendo quello che di positivo o negativo la vecchia generazione ci ha lasciato. It’s up to us!

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Informazioni su Alba Chiara

I'm Alba Chiara Di Bari, a 22-year-old Italian studying a Master in Strategic Public Relations in Sweden. Love: Italian espresso, my celtic harp, my pentacle, metal/rock/folk music, my mobile.

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