Oggi voglio scrivere un post di polemica. Lungi da me l’intenzione di esprimere commenti sulla validità o meno dei due diversi livelli di istruzione, quello che volevo sottolineare è soltanto quando possano essere incoerenti tra di loro gli insegnamenti che ci vengono dati al liceo con quelli propinatici all’università.

In realtà, fin dalle scuole elementari ci hanno insegnato a resettare la mente nel passaggio da un livello di istruzione ad un altro. Quello che mi ha sempre detto mia madre, ora professoressa, è che, ovviamente, in base all’età dello studente, ci sono cose che per lui possono essere utili in quel momento, e cose che invece è meglio insegnarli più tardi perchè sarà più maturo, ovviamente ci sono linguaggi diversi da poter utilizzare e diversi metodi per attirare la sua attenzione. D’accordissimo su tutta la linea. Ma cosa succede se le differenze entrano nel merito di cosa è più giusto fare quando, ad esempio, si scrive un tema argomentativo che potrebbe diventare, con i giusti aggiustamenti, un vero e proprio discorso?

Fin dal liceo la mia professoressa ha sempre rimproverato me e tutti quelli che cominciavano un tema argomentativo riportando la definizione del dizionario dell’argomento chiave, che sia la stampa, il piacere, o internet. E’ una cosa che ho preso piuttosto a cuore, dato il mio amore per la scrittura. Non sono mai stata un’amante delle scalette, però, e di solito trovavo molto difficile organizzarmi per bene le idee per scrivere un tema. L’idea di cominciare con una definizione mi dava un punto di partenza, mi permetteva di fare riflessioni sul perchè fosse definita in quel modo e se io ero d’accordo oppure no, e soprattutto se quella definizione era anche quella diffusa nella vita di tutti i giorni. Ma per la mia prof, no, nein, non era un buon modo di cominciare un tema. Denotava mancanza di idee e di originalità. (Tra parentesi, che originalità poteva avere un testo scritto su un argomento dato con, magari, come uniche fonti, quelle date dalla stessa professoressa senza possibilità di ampliarle per conto nostro?) Non riuscivo veramente a capire questo ragionamento. Secondo me centrva esattamente l’argomento e permetteva al lettore di partire da un punto che fosse di facile comprensione a tutti per poi seguire il mio ragionamento.

Ma finalmente, ho avuto la brillante idea di seguire questo maledetto corso di teoria dell’argomentazione. Uno dei primi incarichi datici dal prof è stato quello di cercare la definizione di “Retorica” dovunque: dizionari, internet, enciclopedie, e via dicendo. Ha spiegato che è un ottimo metodo per cominciare a capire veramente un argomento, perchè ti mette in contatto con l’idea che il mondo ha di quella cosa in particolare. Le parole non sono state date a caso, sono state scelte dagli uomini, e tutti gli uomini, anche i cavernicoli, per intenderci, racchiudevano all’interno del nome dato a una cosa anche un preciso significato. Conoscere il significato di quel nome ti permette di entrare nel cuore della cosa stessa, di capirla fino in fondo. E’ un discorso che si rifà ai Sofisti greci: Wikipedia riporta a questo proposito che “all’inizio i nomi venivano attribuiti alle cose nel tentativo di rifletterne la struttura reale. Successivamente, in base a criteri di somiglianza, contrarietà e vicinanza, alle iniziali parole se ne aggiunsero, per “derivazione” , altre così numerose da far eclissare l’originaria corrispondenza tra il nome e la cosa.”

Dunque, iniziare un discorso, o un tema, o una riflessione su qualcosa partendo per prima cosa dalla sua definizione, da quello che è racchiuso nel suo stesso nome quando lo nominiamo, e da come l’umanità lo considera, se corrisponde o meno alla sua definizione iniziale, bè, può essere un’ottima idea. Se non altro, metterà in ordine le nostre! 😉

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Informazioni su Alba Chiara

I'm Alba Chiara Di Bari, a 22-year-old Italian studying a Master in Strategic Public Relations in Sweden. Love: Italian espresso, my celtic harp, my pentacle, metal/rock/folk music, my mobile.

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