Settembre, cadono le foglie e arriva il momento di ritornare tra i banchi di scuola. Ma la poca voglia di ricominciare, quest’anno, è stata sostituita da un piacere più grande nel criticare: grazie Social Network, sempre siate lodati!

A essere presa di mira questa volta è la Bic, rinomata produttrice di articoli di cartoleria, che, ad aprile del 2011, nell’indifferenza più totale di chiunque, aveva lanciato una nuova linea di penne appositamente “for Her”, con tanto di sfumature rosa e viola, glitter e brillantini sparsi qui e là. Nessuno si sarebbe mai accorto di questo strafalcione pubblicitario, se non fosse proprio grazie ad un nuovo genere di pubblico con cui le aziende oggi devono fare i conti: la massa non consumatrice che trova ogni scusa per criticare qualunque cosa su qualunque Social Network esistente. E purtroppo molto spesso il suo impatto sull’immagine e sulle vendite dell’azienda è molto più importante rispetto a quello del solito gruppo di consumatori silenziosi.

Tutto è partito da un commento sarcastico su Amazon.com: “Grazie per aver inventato questa meravigliosa penna con cui potrò scrivere le mie ricette.” E da lì, come dice mia madre, “apriti cielo”! Giù a cascata una serie di improvvisati opinionisti e difensori del femminismo, lanciati in panegiri contro la Bic “maschilista e sessista, ancorata ad un modello di donna casalinga anni ’50”. Molte donne hanno pubblicamente e ironicamente ringraziato la Bic per averle dotate di questo magnifico strumento con cui poter finalmente segnare le date del ciclo, qualcun’altro ha protestato per l’assenza delle pile e del movimento vibratorio, qualcun’altro ancora ha finalmente potuto “liberarsi dalle catene con cui il marito la costringeva nel seminterrato e cominciare ad emanciparsi sfidando l’ordine naturale delle cose”.

Checchè ne dicano i frequentatori di Social Network, chi può essere così sicuro che tutto questo non sia stato solo una manovra di marketing? Basta provare a digirare “Bic for Her” su qualunque motore di ricerca per avere pagine e pagine di risultati con commenti su Amazon, pagine di Tumblr, articoli su giornali come il Time e il Washington Post, e chi più ne ha più ne metta. Davvero gli esperti di marketing e comunicazione che la Bic può permettersi non avevano previsto il polverone che avrebbero potuto alzare con una trovata del genere, tentando di attuare una divisione di genere su uno strumento fino ad ora assolutamente “unisex”?

A dire la verità, guardando la pubblicità, si capisce che il prodotto è dedicato alle ragazzine, ovviamente considerate amanti del rosa e dei brillantini per la socializzazione di genere che va avanti ormai da diversi secoli. Forse l'”errore” della Bic è stato proprio qui, nel confondere un prodotto per ragazze con uno per donne. Sicuramente, la dicitura “Bic for girl” non avrebbe suscitato così tanto scalpore. E allora? Si tratta solo di altra polemica sterile da aggiungersi a tutte quelle che inondano ogni giorno i Social Network? E’ un’errore grossolano degli esperti di marketing troppo preoccupati di statistiche e ricerca di mercato per dar retta anche alla logica, che avrebbe sicuramente bocciato un’uscita così sessista e gratuita?

La verità forse non la sapremo mai. Parlando personalmente, io vado matta per qualunque articolo di cartoleria che sia poco poco più particolare o comunque su tinte tipo fucsia o viola, specialmente penne e quaderni, quindi a me la Bic ha fatto un grande favore. Il suo modo di presentare quest’articolo al pubblico, però, ha dato certamente adito a critiche che si sarebbero potute facilmente evitare, usando un pò più di attenzione.

Voi cosa ne pensate? 🙂

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Informazioni su Alba Chiara

I'm Alba Chiara Di Bari, a 22-year-old Italian studying a Master in Strategic Public Relations in Sweden. Love: Italian espresso, my celtic harp, my pentacle, metal/rock/folk music, my mobile.

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