Oggi mi ritrovo a scrivere un post indignato e leggermente incaz*ato. Causa: la serata di ieri sera passata a Casarano, un paese in provincia di Lecce, dove, nell’occasione della prima edizione di Alba della Peronospera, si esibiva la PFM, Premiata Forneria Marconi. Per i pochi ignoranti come me, che non avevo mai sentito parlare della band prima di ieri, la PFM è un gruppo prog rock italiano degli anni ’70, che si è allegramente esibito in cover di De Andrè e in canzoni proprie, come Celebration e Impressioni di Settembre.

Chiusa la parte introduttiva, veniamo al succo del mio intervento. Insomma, ieri sera arrivo nella piazza di questo paesino con dei miei amici, piazza che era stata opportunamente transennata per formare un’area privè sotto il palco e limitare, probabilmente, la calca. L’ingresso al concerto della PFM in realtà era libero, quindi molta gente si accontentava di assistere da lontano, ma chi voleva poteva accedere all’area sotto il palco pagando 5 € che comprendevano anche una consumazione. Considerato che una birra costava 2 €, pagare 3 € in più per avvicinarci al palco e tentare di vedere meglio la PFM lontani dalla folla che si era radunata intorno alle transenne non ci sembrava uno sforzo eccessivo, così io e i miei amici paghiamo il biglietto, prendiamo la consumazione e ci apprestiamo ad entrare.

Dal canto mio, forse io ero anche la più contenta di questo espediente. Facendo parte della Pro Loco del mio paese ho una vaga idea di quanto sia difficile organizzare eventi in spazi pubblici cercando di ottenere, poi, un ritorno economico. Quindi ieri sera mi guardavo intorno contenta, sorridendo a buttafuori e cassieri, complimentandomi mentalmente con loro per il buon lavoro fatto. C’era ordine, e c’era la possibilità di guadagnare qualcosa di più senza che nessuno rimanesse scontento, perchè chi non voleva pagare era liberissimo di assistere da lontano, mentre chi ci teneva di più pagava una somma irrisoria e guadagnava il privilegio del “privè sotto palco”.

Completa della mia birra e del mio biglietto, mi avvicino orgogliosa al buttafuori accanto alla transenna, ma cosa succede? Improvvisamente vengo spinta in avanti dalla folla radunata dietro di me, e davanti a me più nulla, nessun ostacolo: gli organizzatori aveva aperto le transenne! Provate a immaginare la mia faccia, mentre, stordita e confusa, vengo quasi travolta dalla massa NON PAGANTE che si appropria ingiustamente del MIO posto, ottenuto con denaro sonante, attentando alla mia birra in precario equilibrio nella mia mano! Che stregoneria è mai questa?!

Morale della favola: ho pagato 5 € per una birra annacquata e ho assistito al solito concerto della solita sagra nel solito paesino del Salento, sopraffatta e soffocata dalla folla più alta (e meno leggittima!) di me.

E poi ci sono sempre i soliti che si lamentano che giù da noi non si può organizzare niente. E grazie! Se anche quelle poche volte che si fa qualcosa di decente e giusto per i canoni del buon senso, gli organizzatori si fanno influenzare dalle solite dicerie di paese e dai pettegolezzi di gente ignorante e mandano tutto all’aria!… Okay che il “passaparola” è la forma più potente di pubblicità e anche la più pericolosa perchè è incontrollabile, ma secondo me c’è un limite a tutto. A volte credo sia necessario saper distinguere tra quantità e qualità. Soprattutto perchè la clientela di qualità è disposta a pagare di più. Aprendo le transenne, ieri sera si è preferita la quantità. Ma una quantità non pagante, visto che questa sembra essere la tendenza di quest’estate di crisi. Quanto si è guadagnato in realtà?

Forse sono troppo idealista e inesperta per sparare sentenze, si vedrà in futuro se questa tattica funzionerà davvero.
Quello che è certo è che io non pagherò più il biglietto per i concerti alle feste di paese.

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Informazioni su Alba Chiara

I'm Alba Chiara Di Bari, a 22-year-old Italian studying a Master in Strategic Public Relations in Sweden. Love: Italian espresso, my celtic harp, my pentacle, metal/rock/folk music, my mobile.

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